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Scelta ed installazione delle prese d'aria Legge 10/91 e ventilazione  
LEGGE 10/91 e ventilazione

La frequenza dei ricambi durante I'inverno, con I'espulsione di aria calda viziata e I'immissione di aria nuova a bassa temperatura, resta il punto cruciale. Infatti, se e eccessiva, crea sprechi energetici e inquinamento ambientale; se insufficiente, produce ambienti malsani e rischi per la salute e la sicurezza di chi ci abita. Le prestazioni richieste a un edificio dalla 10/91 si possono riassumere in un'indovinata espressione inglese: "Build tight, ventilate right" (Costruisci in modo ermetico e ventila correttamente). Una pari attenzione dev'essere rivolta al contenimento delle dispersioni energetiche e a un microclima sano per umidità relativa e purezza dell'aria interna, perciò:

Le dispersioni termiche attraverso le superfici opache e trasparenti, muri e finestre, dovranno diminuire dal 10 al 35% e le infiltrazioni d'aria incontrollate dovranno scomparire;

Dei sistemi di aerazione, a finestre chiuse e senza I'intervento umano, garantiranno, senza sprechi energetici e senza disagio per chi vive nello spazio abitativo, il giusto ricambio d'aria negli ambienti. La 10/91, legge sul risparmio energetico, prevede, nei calcoli per i consumi energetici di un edificio, una ventilazione minima di 0,5 volumi/ora per assicurare la vivibilità degli ambienti; pertanto, il ricambio controllato dell'aria interna non va considerato uno spreco energetico, ma un'esigenza igienica e vitale che deve essere soddisfatta. La finestra non può e non dovrà più assicurare nello stesso tempo due funzioni contrastanti: I'elevata impermeabilità all'aria richiesta dalla Uni 10344 e una ventilazione minima di 0,5 volumi/ora. Ad esempio, un ambiente di 16 m2, volume 43 m3, richiede una ventilazione minima di 0,5 volumi/ora pari a 22 m3/h; un infisso di 2 m2, in classe A3 secondo la Uni 7979, consentirà un ricambio "teorico" di 8 m3/h sotto 100 Pa; I'infisso non può più garantire la ventilazione minima richiesta dalla legge e I'igiene e la salute degli abitanti restano affidate alI'apertura casuale delle finestre. Nella realtà quotidiana assisteremo a due comportamenti opposti, ma sempre negativi: chi paga le spese di riscaldamento di tasca propria aprirà poco le finestre per non disperdere il "prezioso" calore e non avvertire il disagio causato dal maggiore sbalzo termico; nel caso di edifici con impianti centralizzati e di uffici, sarà pi facile vedere finestre spalancate con l'impianto di riscaldamento in funzione

 

 

 

 

 

 

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