| Estratto dal libro : |
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Una nuova strada per curare lo stress,
l’ansia e la depressione senza farmaci né
psicanalisi
Autore:
David Servan Schreiber
(medico psichiatra)
Sperling & Kupfer Editori
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Clicca sull’immagine per
leggere la presentazione dell’autore ed
alcuni paragrafi del libro che
descrivono in che modo numerosi pazienti hanno
hanno ottenuto notevoli benefici con il biofeedback
di coerenza cardiaca
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Il
cuore delle emozioni |
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Noi sentiamo le emozioni nel corpo, non nella testa:
questo, almeno, sembra ovvio. Già nel 1890 William
James, professore ad Harvard e padre della psicologia
americana, scriveva che un'emozione era essenzialmente
una condizione corporea e solo in seguito una percezione
cerebrale. James fondava le sue conclusioni sull'esperienza
ordinaria delle nostre emozioni: non si dice, infatti,
che si hanno «le viscere strette dalla paura»,
o il «cuore leggero», o che
ci si «mangia il fegato dalla rabbia»?
Considerare queste espressioni semplici metafore sarebbe
un errore, perché in realtà sono rappresentazioni
molto precise di ciò che proviamo in diversi stati
emotivi.
Di recente si è scoperto che l'intestino e il cuore
hanno reti particolari di varie decine di migliaia di
neuroni, una sorta di «piccoli cervelli» all'interno
del corpo capaci di avere percezioni proprie, di modificare
il comportamento in funzione di queste e anche di trasformarsi
in seguito alle proprie esperienze, vale a dire di formare
in un certo modo ricordi tutti loro.
Il cuore è anche una piccola fabbrica di ormoni:
oltre ad avere una riserva di adrenalina, per liberarla
quando ha bisogno di funzionare al massimo, secerne e
controlla il fattore natriuretrico atriale, che regola
la pressione arteriosa, e produce l'ossitocina, l'ormone
dell'amore, che si libera nel sangue durante l'allattamento,
il corteggiamento e l'orgasmo.
Tutti questi ormoni agiscono direttamente sul cervello.
In sostanza, il cuore rende partecipe tutto l'organismo
delle variazioni del suo vasto campo elettromagnetico,
che si può cogliere a diversi metri di distanza
dal corpo, ma del quale non si conosce ancora il significato.
È dunque evidente che l'importanza del cuore nel
linguaggio delle emozioni è molto più di
un'immagine: il cuore percepisce e sente, e quando si
esprime influenza tutta la nostra fisiologia, a cominciare
dal cervello.
Per Marie, una paziente cinquantenne, queste considerazioni
erano tutt' altro che teoriche, perché da molti
anni soffriva di improvvisi attacchi d'ansia che la sorprendevano
in qualsiasi luogo e momento. Innanzi tutto, sentiva il
cuore battere molto velocemente. Un giorno le era successo
durante un ricevimento, e lei si era dovuta aggrappare
al braccio di uno sconosciuto perché le gambe le
avevano ceduto. Questa costante incertezza sul comportamento
del suo cuore la metteva in uno stato di grande disagio,
così a poco a poco ridusse progressivamente le
varie attività.
Dopo l'episodio della festa, Marie non uscì più
di casa se non in compagnia di amici fidati o della figlia
e smise di andare in auto da sola alla sua casa di campagna,
temendo che il cuore la «abbandonasse», come
diceva, sull' autostrada.
La donna non riusciva assolutamente a individuare una
causa scatenante di quegli attacchi: era come se di colpo
il suo cuore decidesse di essere terrorizzato da qualcosa
di cui lei non era cosciente, e allora i suoi pensieri
diventavano confusi, inquieti, mentre il resto del corpo
vacillava.
Il cardiologo le aveva diagnosticato un prolasso della
valvola mitralica, un' affezione benigna e non preoccupante
a carico di una valvola cardiaca, e le aveva suggerito
di assumere farmaci betabloccanti per stroncare queste
crisi. Ma le medicine la affaticavano e le provocavano
incubi, così Marie decise di sospenderle e si rivolse
a me per un consulto.
Avevo appena letto un articolo nell'American Joumal of
Psychiatry sulla risposta positiva del cuore di alcuni
pazienti agli antidepressivi, come se le accelerazioni
improvvise del battito avessero origine nel cervello,
piuttosto che nella valvola cardiaca, 8 quindi le prescrissi
un antidepressivo. Purtroppo, la mia scelta non fu più
efficace di quella del collega cardiologo, inoltre, la
paziente si mostrò molto scontenta dell'aumento
di peso causatole dall'antidepressivo. Il suo cuore si
calmò soltanto quando lei iniziò a dominarlo
direttamente, vorrei quasi dire quando lei «imparò
a parlargli» .
La relazione fra il cervello emotivo e il «piccolo
cervello» del cuore è una delle chiavi dell'intelligenza
emotiva. Apprendendo come controllare il cuore, riusciamo
ad addomesticare il cervello emotivo, e viceversa. Ciò
accade perché il rapporto più stretto fra
il cuore e il cervello emotivo è stabilito da quello
che definiamo «sistema nervoso periferico autonomo»,
cioè la parte del sistema nervoso che regola il
funzionamento di tutti gli organi e sfugge sia alla volontà,
sia alla coscienza.
Il sistema nervoso autonomo è costituito da due
branche, ognuna delle quali innerva gli organi a partire
dal cervello emotivo. La branca del sistema detto «simpatico»
(dal greco sym-pathikos, passato poi al latino simpaticus,
che significa «in relazione, in affinità»,
perché le ramificazioni di questi nervi sono collegate
al midollo spinale lungo tutta la colonna vertebrale)
libera l'adrenalina e la noradrenalina e controlla le
reazioni di lotta e di fuga. L'altra branca, quella del
sistema «parasimpatico», attiva un neurotrasmettitore
diverso che accompagna gli stati di rilassamento e di
calma e rallenta il cuore. Nei mammiferi questi due sistemi,
che possiamo considerare come l' «acceleratore»
e il «freno», sono in costante equilibrio
e permettono di adattarsi con estrema rapidità
a tutti i cambiamenti che possono sopraggiungere nell'habitat.
Quando un coniglio mangia tranquillamente l'erba davanti
alla tana, di colpo può interrompersi, alzare la
testa, drizzare le orecchie scandagliando i dintorni come
un radar e fiutare l'aria per individuare la presenza
di un predatore.
Una volta cessato il segnale di pericolo, il coniglio
torna al suo pasto. Tanta elasticità è esclusiva
della fisiologia dei mammiferi. Per affrontare nel giusto
modo le imprevedibili svolte dell'esistenza, si deve poter
contare simultaneamente sul freno e sull' acceleratore;
entrambi devono essere in condizioni di funzionamento
perfette e avere uguale potenza, per potersi compensare
l'un l'altro in caso di necessità (cfr. Figura
2).
Secondo il ricercatore americano Stephen Porges, è
il sottile equilibrio fra le due branche del sistema nervoso
autonomo che ha permesso ai mammiferi di sviluppare relazioni
sociali sempre più complesse nel corso dell' evoluzione,
prima fra tutte quella amorosa, soprattutto, nella delicatissima
fase della seduzione. Quando un uomo o una donna che ci
interessa ci guarda e il nostro cuore accelera i battiti
oppure arrossiamo, ciò accade forse perché
il nostro sistema simpatico ha pigiato sull'acceleratore
con un po' troppa energia. Se inspiriamo profondamente
per tornare a un pieno controllo e riprendere la conversazione
con maggiore naturalezza, agiamo sul freno parasimpatico.
Senza queste costanti modulazioni, l'approccio amoroso
sarebbe assai più caotico e difficile, soggetto
a molti errori di interpretazione, proprio come spesso
accade negli adolescenti, che non sono ancora perfettamente
padroni dei meccanismi del sistema nervoso autonomo.
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Figura
2. Il sistema cuore-cervello.
La rete semiautonoma di neuroni che costituisce il «piccolo
cervello del cuore» è profondamente connessa
al cervello propriamente detto. Insieme, costituiscono un
vero e proprio «sistema cuore-cervello», in seno
al quale i due organi si influenzano reciprocamente in ogni
momento. Fra i meccanismi che collegano il cuore e il cervello,
il sistema nervoso autonomo ha una funzione particolarmente
importante ed è costituito da due branche: la «simpatica»,
che accelera il ritmo cardiaco e attiva il cervello emotivo,
e quella «parasimpatica», che li frena entrambi. |
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Ma
il cuore non si accontenta di subire l'influenza del sistema
nervoso centrale e rinvia verso la base del cranio fibre
nervose che hanno il compito di controllare l'attività
cerebrale. Oltre che sulla funzione ormonale, sulla pressione
arteriosa e sul campo magnetico del corpo, il «piccolo
cervello» del cuore può dunque agire sul suo
omologo emotivo attraverso connessioni nervose dirette.
Quando il cuore va fuori fase trascina con sé il
cervello emotivo, ed è esattamente questo che accadeva
a Marie.
Il riflesso diretto di questo andirivieni fra il cervello
emotivo e il cuore è la normale variabilità
del battito cardiaco; dato che le due branche del sistema
nervoso autonomo sono sempre in equilibrio, continuano ad
accelerare e rallentare il cuore: per questo l'intervallo
fra due battiti non è mai identico. Questa mutevolezza
è molto benefica, perché indica il buon funzionamento
del freno e dell' acceleratore, quindi di tutta la nostra
fisiologia, e non ha assolutamente niente a che vedere con
le aritmie di cui soffrono molti pazienti. lO
I picchi improvvisi di tachicardia (le brutali accelerazioni
del cuore che durano alcuni minuti) o quelli che accompagnano
gli attacchi di panico sono sintomi di una situazione anormale,
in cui il cuore sfugge all'azione regolatrice del freno
parasimpatico. All'estremo opposto, un battito cardiaco
regolare come quello di un metronomo, senza una minima variazione
è un segno di estrema gravità.
A scoprirlo per primi sono stati gli ostetrici: durante
il parto, il battito troppo regolare rivela nel feto una
sofferenza potenzialmente letale, che va controllata con
molta attenzione. Lo stesso principio vale per l'adulto,
perché è stato accertato che il cuore inizia
a battere con assoluta regolarità solo alcuni mesi
prima della morte.
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Caos e coerenza cardiaca |
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Personalmente, ho scoperto il mio
«sistema cuore-cervello» sul monitor di un
computer portatile: la punta del mio indice era stata
infilata in un piccolo anello collegato al computer, che
misurava semplicemente l'intervallo fra un battito e l'altro
così come lo rilevava dal mio polpastrello. Quando
l'intervallo era un po' più breve, perché
il cuore aveva battuto più in fretta, sul monitor
la linea blu si impennava, se invece l'intervallo si allungava
perché il cuore aveva rallentato un po', la linea
scendeva. Vedevo la linea blu zigzagare dall'alto in basso
senza alcuna ragione apparente, a ogni battito sembrava
che il cuore si adattasse a qualcosa, ma non c'era regolarità
nella successione di picchi e depressioni, vale a dire
di accelerazione e rallentamento del ritmo. Più
che altro, la linea somigliava all'irregolare succedersi
di creste in una catena montuosa. Anche se il mio cuore
batteva a una media di 60 pulsazioni al minuto, da un
momento all'altro poteva salire a 70 per poi scendere
a 55 senza che capissi il perché. L'operatrice
al computer mi rassicurò, spiegando che si trattava
della normale variabilità del ritmo cardiaco, poi
mi chiese di fare dei calcoli: «Sottragga 9 da 1356,
poi continui a sottrarre 9 da ogni somma che ottiene».
Eseguii senza difficoltà, anche se non era molto
piacevole essere messo alla prova sotto gli occhi del
gruppetto di osservatori curiosi che scoprivano questo
sistema contemporaneamente a me. Mentre eseguivo il calcolo,
con mia grande sorpresa il tracciato diventò ancora
più irregolare e caotico e la media dei miei battiti
salì fino a 72. Dieci pulsazioni in più
al minuto, solo perché lavoravo su qualche cifra!
Che divoratore di energia, questo cervello! O forse era
colpa dello stress di dover effettuare le sottrazioni
in pubblico e ad alta voce?
L'operatrice ci spiegò che l'aumento dell'irregolarità
del tracciato simultanea all' accelerazione del mio battito
cardiaco indicava più uno stato d'ansia che un
semplice sforzo mentale. Eppure io non mi sentivo per
niente ansioso. Lei mi pregò allora di concentrarmi
sulla regione cardiaca e ricordare un'immagine gradevole
o lieta. Questo mi sorprese: in genere, le tecniche di
meditazione e di rilassamento esigono che si faccia il
vuoto mentale, non che si evochino ricordi piacevoli.
Feci comunque quello che mi era stato chiesto e, con mio
grande stupore, nel giro di pochi secondi il tracciato
sul monitor cambiò completamente: il succedersi
irregolare e imprevedibile dei picchi lasciò spazio
a un susseguirsi di piccole curve, un' onda regolare,
sinuosa ed elegante.
Sembrava che adesso il mio cuore
passasse senza fatica e disordine da una fase all'altra
di accelerazione e rallentamento, comportandosi come un
atleta che contrae e distende i muscoli prima dello sforzo.
Una finestra nella parte bassa dello schermo indicava
che ero passato dal 100% di «caos» nella mia
fisiologia a un 80% di «coerenza», e per ottenere
quel risultato mi era bastato evocare un ricordo piacevole
concentrandomi sul cuore!
Negli ultimi dieci
anni, l'esistenza di programmi informatici come quello di
cui vi ho parlato (Freeze Framer) ha permesso di descrivere
due modalità tipiche della variabilità del
ritmo cardiaco: il caos e la coerenza.
Quasi sempre le variazioni
sono deboli e «caotiche», accelerate e frenate
si succedono alla rinfusa; per contro, quando la variabilità
dei battiti è forte e sana, le fasi di accelerazione
e rallentamento mostrano un'alternanza rapida e regolare.
Sul monitor ciò si traduce in un' onda armoniosa,
che descrive perfettamente la «coerenza» del
ritmo cardiaco.
Fra la nascita, quando le variazioni del ritmo cardiaco
sono più accentuate, e l'approssimarsi della morte,
quando sono minori, perdiamo circa il 3% di variabilità
l'anno. Ciò indica che la nostra fisiologia perde
progressivamente elasticità e stenta sempre più
ad adattarsi ai cambiamenti che le vengono imposti dall'
ambiente fisico ed emotivo. È un segno di vecchiaia.
Se la variabilità diminuisce, significa che non teniamo
in condizioni adeguate il freno fisiologico, vale a dire
il «tono» del sistema parasimpatico. Come un
muscolo che non si usa, nel corso degli anni questo si atrofizza
progressivamente. D'alta parte, non smettiamo però
di servirci del nostro acceleratore, il sistema simpatico,
cosÌ, dopo decenni a un regime di questo tipo, la
nostra fisiologia è come un'auto che può avanzare
con regolarità o accelerare di colpo, ma non può
più rallentare a comando.
La diminuzione della variabilità dei battiti del
cuore è associata a un insieme di problemi di salute
legati allo stress e all'invecchiamento: ipertensione, insufficienza
cardiaca, complicanze del diabete, infarto, morte improvvisa
e anche cancro. Lo confermano studi pubblicati in riviste
prestigiose e autorevoli come The Lancet e Circulation (le
più consultate dai cardiologi): quando la variazione
del battito scompare, il cuore non risponde quasi più
alle emozioni e, soprattutto, quando non sa più «frenare»,
allora la morte è vicina. |
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La giornata di Charles |
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A quarant' anni, dopo una brillante carriera, Charles
è il direttore di un grande magazzino e sa svolgere
molto bene il suo lavoro. L'unico problema, sorto da qualche
mese, sono le «palpitazioni», che lo preoccupano
molto e l'hanno già indotto a consultare diversi
cardiologi, senza che nessuno sia riuscito a diagnosticare
una qualsiasi patologia. Charles è giunto a provare
un'inquietudine tale da decidere di non praticare più
sport, temendo di finire ancora una volta al pronto soccorso
per un «attacco». Anche la sua vita sessuale
è compromessa, perché quando fa all' amore
non riesce più ad abbandonarsi completamente, per
paura di sollecitare troppo il cuore. Durante le sedute
nel mio studio, Charles definisce le sue condizioni di
lavoro «del tutto normali» e «non più
stressanti di altre», ma a poco a poco emerge il
suo desiderio di abbandonare quel posto così prestigioso
a causa dell'atteggiamento sprezzante e cinico del presidente
del gruppo. Anche se l'aggressività è tipica
dell'ambiente professionale in cui si muove, Charles ha
conservato tutta la sua sensibilità e si sente
ferito dai rimproveri sgradevoli o severi del suo superiore.
Inoltre, come spesso accade, il cinismo del titolare si
ripercuote su tutti i dipendenti, perciò Charles
si trova a fare i conti non solo con lui, ma anche con
i colleghi del marketing, della pubblicità e del
settore amministrativo, che si trattano con reciproca
freddezza e si permettono commenti sarcastici gli uni
sugli altri.
Su mio invito, il paziente ha accettato di sottoporsi
a un monitoraggio di ventiquattro ore della variabilità
del ritmo cardiaco, annotando scrupolosamente tutte le
attività nell'arco della giornata per permettere
un' analisi dei risultati, rivelatasi tutt' altro che
difficoltosa.
Alle undici del mattino, calmo, concentrato ed efficiente,
Charles sceglieva alcune foto per un nuovo catalogo e
il ritmo cardiaco mostrava una sana coerenza. A mezzogiorno,
invece, di colpo il suo cuore è piombato nel caos,
con un'accelerazione di 12 battiti al minuto, proprio
mentre lui si dirigeva verso l'ufficio del presidente.
Un minuto più tardi, il ritmo era ulteriormente
aumentato e il caos era diventato totale; questa condizione
si era protratta per due ore, lasso di tempo in cui Charles
si era sentito dire dal presidente che la strategia di
sviluppo da lui studiata per settimane era «nulla»
e che, se non era in grado di modificarla in meglio, avrebbe
dovuto lasciare il lavoro a qualcun altro. Uscendo dall'ufficio
del principale, Charles aveva avuto uno dei suoi attacchi
di palpitazioni, che l'aveva obbligato a uscire dalla
sede per calmarsi.
Nel pomeriggio, in concomitanza con una riunione, la registrazione
del battito cardiaco evidenziava un altro episodio di
caos durato oltre mezz' ora. Quando domandai al paziente
che cosa fosse successo in quel lasso di tempo, sulle
prime lui non riuscì a ricordarlo, poi rammentò
che, senza nemmeno guardarlo, il direttore del marketing
aveva affermato che i temi dei nuovi cataloghi non coincidevano
con l'immagine che l'azienda cercava di promuovere. Tornato
nel suo ufficio, Charles si era messo a esaminare un piano
di produzione al quale teneva molto, e ancora una volta
il ritmo del suo cuore era passato dal caos scatenato
a una relativa coerenza.
La sera, imbottigliato nel traffico, si era innervosito
e il suo battito cardiaco era nuovamente precipitato nel
caos. A casa, però, dopo che aveva baciato la moglie
e i figli, si registravano dieci minuti di coerenza. Perché
solo dieci? Perché subito dopo Charles aveva accesso
la TV per guardare il telegiornale.
Molti studi hanno stabilito che a far precipitare
la variabilità del battito cardiaco e a seminare
il caos nella nostra fisiologia sono soprattutto le emozioni
negative, come la collera, l'ansia, la tristezza, le preoccupazioni.
D'altra parte, varie ricerche hanno provato che la coerenza
è favorita soprattutto dalle emozioni positive,
come la gioia, la gratitudine e, soprattutto, l'amore,
che nel giro di pochi secondi causano un' ondata di coerenza
subito evidente nella registrazione della frequenza cardiaca.
Per Charles, come per ciascuno di noi, i passaggi
caotici della nostra fisiologia quotidiana sono autentiche
perdite di energia vitale.
In uno studio compiuto su diverse migliaia di dirigenti
di grandi aziende europee, più del 70% dei soggetti
si dichiarava affaticato «per buona parte del tempo»
o «praticamente sempre», mentre il 50% si
diceva esplicitamente «sfinito». Com' è
possibile che uomini e donne competenti ed entusiasti,
per i quali il lavoro è una componente essenziale
dell' identità, arrivino a questo punto? A far
defluire a poco a poco la loro energia fino a disperderla
è proprio l'accumularsi di passaggi caotici (che
notano appena), veri e propri attentati alloro equilibrio
emotivo; quando questi si accumulano, subentrano la stanchezza
e l'insoddisfazione, e si finisce con il sognare un'altra
professione, o, in un ambito più personale, un'altra
famiglia e un'altra vita.
Ma noi, oltre ai momenti di caos, ne viviamo anche di
coerenza, che non necessariamente sono quelli che ci caratterizzano,
però non sono nemmeno dovuti a un' estasi o un
rapimento occasionali. In un laboratorio della California
dove si studia la coerenza cardiaca, Josh, il figlio dodicenne
di un ingegnere, aveva l'abitudine di fare visita al padre
e arrivava sempre con Mabel, il suo labrador. Un giorno
i ricercatori decisero di misurare la coerenza cardiaca
di Josh e di Mabel. Separati, i due erano in una condizione
semi-caotica e semi coerente del tutto comune, ma appena
si riunivano entrambi entravano in condizione di coerenza.
All'inverso, quando si allontanavano la coerenza spariva
di nuovo e quasi subito.
Per Josh e Mabel il semplice fatto di essere insieme era
un generatore di coerenza e dovevano sentirlo istintivamente,
perché erano inseparabili. Per loro, stare insieme
non era certo un'esperienza fuori del comune, ma semplicemente
qualcosa che nutriva in ogni istante la loro natura emotiva,
qualcosa che impediva a Josh di domandarsi se avrebbe
fatto meglio a vivere con un altro cane e a Mabel di pensare
a un padrone diverso. In termini fisiologici, il legame
che li univa apportava loro una coerenza interiore, entrava
in risonanza con il cuore.
Lo stato di coerenza cardiaca influenza anche gli altri
ritmi fisiologici. In particolare, la variabilità
naturale della pressione arteriosa e quella della respirazione
si accordano rapidamente alla coerenza cardiaca e i tre
sistemi si sincronizzano.
È un fenomeno paragonabile all'allineamento «in
fase» delle onde luminose in un raggio laser, che
si definisce proprio «coerenza». È
questo allineamento a dare al laser l'energia e la potenza.
L'energia inefficacemente dispersa da una lampadina da
100 watt, se viene canalizzata da un allineamento in fase
basta a forare una lastra di metallo. Senza dubbio è
per questo che dopo sei mesi di esercizi sulla coerenza
cardiaca, l' 80% dei partecipanti allo studio sopra citato
hanno dichiarato di non essere più «sfiniti»,
mentre gli «insonni» risultavano sei volte
meno numerosi rispetto all'inizio della ricerca e i «tesi»
otto volte meno numerosi. Sembra davvero che per ritrovare
una naturale vitalità sia sufficiente bloccare
l'inutile dispersione di energia.
Nel caso di Charles, alcune sedute di allenamento alla
coerenza cardiaca davanti al computer sono bastate per
arrivare a controllare le palpitazioni. In questo non
c'è niente di misterioso o di magico: esercitandosi
un po' ogni giorno, il paziente ha considerevolmente rafforzato
l'attività del sistema parasimpatico, cioè
del freno fisiologico. Una volta «in forma»,
diventa sempre più facile servirsene, e con un
freno ben funzionante e controllato la fisiologia non
devia più, nemmeno in circostanze difficili. Due
mesi dopo la prima seduta, Charles riprese l'attività
sportiva e ricominciò a fare all'amore con la moglie
con l'entusiasmo che il loro rapporto meritava. Di fronte
al suo principale, poi, imparò a mantenersi concentrato
sulle sensazioni viscerali per mantenere la «coerenza»
e non permettere più al suo organismo di imballarsi.
Acquisì inoltre la capacità di rispondere
con più tatto e di trovare più facilmente
le parole per neutralizzare l'aggressività degli
altri senza ferirli.
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La gestione dello stress |
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Negli esperimenti di laboratorio, la coerenza permette
al cervello di essere più rapido e preciso. Nella
vita quotidiana questa condizione ci permette di far fluire
le idee naturalmente e senza sforzo: troviamo subito le
parole per esprimere i pensieri e i nostri gesti sono
rapidi ed efficaci. Questo è anche lo stato in
cui siamo più pronti ad adattarci a qualsiasi imprevisto,
perché la nostra fisiologia è in equilibrio
ottimale, aperta a tutto, e sa trovare le soluzioni alle
esigenze contingenti. La coerenza non è dunque
una forma di rilassamento nel senso tradizionale del termine,
non esige che ci isoliamo dal mondo, né richiede
che l'ambiente circostante sia statico e calmo: al contrario,
è un'affermazione sul mondo esterno, quasi un corpo
a corpo, ma più armonioso che conflittuale.
Per esempio, uno studio effettuato su bambini di cinque
anni, figli di divorziati, ha permesso ad alcuni ricercatori
di Seattle di provare l'importanza dell' equilibrio fisiologico
per la loro successiva evoluzione. I bambini a variabilità
cardiaca più elevata prima del divorzio dei genitori,
vale a dire quelli che avevano una capacità più
sviluppata di entrare in coerenza, erano di gran lunga
i meno colpiti dalla disgregazione della famiglia quando,
tre anni dopo, venivano interrogati al riguardo, avevano
anche conservato una più spiccata capacità
affettiva e di cooperazione con gli altri, così
come una maggiore concentrazione nello studio.
Celeste, nove anni, è un esempio interessante di
come sia vantaggioso per i bambini raggiungere la coerenza
del ritmo cardiaco. Terrorizzata dall'idea di cambiare
scuola, poche settimane prima dell' inizio del nuovo anno
scolastico la piccola aveva cominciato a mangiarsi le
unghie, a rifiutare di giocare con la sorellina e ad alzarsi
più volte nel corso della notte. Se le si domandava
in quale situazione le venisse più voglia di mangiarsi
le unghie, rispondeva: «Quando penso alla nuova
scuola». Come molti altri bambini, Celeste imparò
velocemente a controllare il ritmo del cuore attraverso
la concentrazione. Alcuni giorni dopo, mi raccontò
che l'ingresso nel nuovo istituto scolastico era avvenuto
in modo assolutamente tranquillo e descrisse con un'immagine
molto bella il suo stato di coerenza: «Quando mi
sento tesa, entro nel mio cuore e parlo con la fatina
che c'è là dentro. Lei mi dice che andrà
tutto bene e qualche volta mi suggerisce che cosa fare!»
Ascoltandola, sorridevo. Non vorremmo tutti avere una
fatina sempre al nostro fianco?
La nozione di coerenza cardiaca e il fatto che
si possa facilmente apprendere come controllarla stridono
con tutte le idee acquisite riguardo alla gestione dello
stress.
Uno stress cronico provoca ansia e depressione,
oltre alle ben note conseguenze negative sul corpo: insonnia,
ipertensione, palpitazioni, mal di schiena, rughe e problemi
di pelle, disturbi digestivi, infezioni ricorrenti, infertilità
e impotenza, compromette le relazioni sociali e le prestazioni
professionali, causando irritabilità, perdita della
capacità di ascolto, calo di concentrazione, introversione
e mancanza dello spirito di gruppo. Questi sono sintomi
tipici del surmenage, che può riguardare tanto
il lavoro quanto il sentirsi bloccati in una relazione
affettiva che ci priva di ogni energia.
In questi casi, la reazione più diffusa è
quella di concentrarsi sulle condizioni esterne: «Se
soltanto potessi cambiare la mia situazione mi sentirei
molto meglio nella testa, e anche il mio corpo starebbe
subito meglio!» Nel frattempo, stringiamo i denti,
aspettiamo il prossimo fine settimana o le vacanze, aneliamo
giorni più felici. Tutto si sistemerà «quando
avrò finito di studiare, quando avrò trovato
un altro lavoro, quando i bambini saranno cresciuti, quando
i figli non saranno più in casa, quando avrò
lasciato mio marito, quando andrò in pensione»
e via di seguito. Sfortunatamente, le cose non vanno quasi
mai in questo modo. Gli stessi problemi hanno la tendenza
a ripresentarsi in altre situazioni, mentre il miraggio
di un giardino dell'Eden finalmente individuato un po'
più in là, al prossimo bivio, diventa ancora
una volta il modo principale di gestire lo stress, e tutti
noi continuiamo cosÌ, spesso fino al giorno della
morte.
La conclusione che si può trarre dagli studi sui
benefici della coerenza cardiaca è agli antipodi:
il problema va affrontato alla rovescia. Invece di tentare
costantemente di raggiungere circostanze esterne ideali,
bisogna iniziare a controllarci dall'interno, dalla nostra
fisiologia. Stroncando il caos fisiologico e massimizzando
la coerenza, ci sentiamo subito diversi e miglioriamo
il rapporto con gli altri, la concentrazione e le prestazioni.
Di colpo, le circostanze favorevoli che abbiamo sempre
rincorso si verificano, ma questo è quasi un effetto
collaterale, un beneficio secondario della coerenza: avendo
addomesticato il nostro essere interiore, ciò che
può capitare nel mondo esterno ha meno presa su
di noi.
Il software, Freeze Framer, che misura la coerenza del
ritmo cardiaco è utilizzato per la ricerca sul
sistema cuore-cervello e serve anche a dimostrare a chi
ne dubita che il cuore reagisce istantaneamente allo stato
emotivo. Tuttavia, è possibile rientrare da soli
in coerenza senza l'aiuto del computer e sentirne subito
i benefici nella vita quotidiana: basta cominciare a vivere
la coerenza.
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| Figura
3. Caos e coerenza. Negli
stati di stress, ansia, depressione o collera, la variabilità
del ritmo cardiaco fra due battiti diventa irregolare o «caotica»,
mentre in condizioni di benessere, compassione o gratitudine
diventa «coerente»: l'alternanza di accelerazioni
e decelerazioni del ritmo cardiaco è regolare. La coerenza
massimizza la variazione in un intervallo di tempo prestabilito
e porta a una maggiore e più sana variabilità
cardiaca. (Questa immagine è tratta dal programma «Freeze-Framer»,
prodotto dall'HeartMath lnstitute di Boulder Creek in California.) |
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Vivere
la coerenza cardiaca |
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Ron era quello che in gergo medico
si definisce «intensivista», vale a dire specialista
di cure intensive e rianimazione all' ospedale dov' ero
primario del reparto di Psichiatria, e un giorno mi chiese
di esaminare un suo paziente, un consulente d'impresa
di trentadue anni ricoverato quarantotto ore prima per
un infarto. La gravità della depressione del ragazzo
lo inquietava e voleva che io lo vedessi al più
presto, perché dalla letteratura medica risulta
chiaramente che se i malati si confinano nella depressione
hanno possibilità di sopravvivenza minime. Inoltre,
il giovane aveva una variabilità di ritmo cardiaco
estremamente ridotta, ulteriore indizio della gravità
delle sue condizioni. Per quest'ultimo problema, Ron non
sapeva che cosa consigliargli né a chi indirizzarlo,
e lo stesso valeva per me.
Come accade spesso in casi del genere, il paziente non
aveva alcuna voglia di parlare con uno psichiatra. Nonostante
i miei sforzi di instaurare un dialogo, rifiutò
di evocare le circostanze dell'infarto e della sua vita
affettiva, che a quanto mi risultava era dolorosa. Si
mostrò ugualmente evasivo a proposito del suo lavoro.
Per lui, lo stress era scontato: dopo tutto, mi spiegò,
i suoi colleghi erano sottoposti a pressioni altrettanto
forti, e nessuno aveva avuto un infarto. In ogni modo,
concluse con asprezza, non si sarebbe fatto dire come
gestire la propria esistenza da uno psichiatra, tanto
meno da uno che non era neanche uscito da Harvard come
lui.
Nonostante tutto, però, dall' espressione del suo
viso traspariva qualcosa di fragile, quasi di infantile.
A colpirmi era soprattutto la smodata ambizione di cui
il ragazzo si era sovraccaricato sin dall'infanzia e che
adesso lo schiacciava, come schiacciava il suo cuore.
Sentivo che in lui c'era una grande sensibilità,
forse un talento artistico, un amore per il colore o per
la musica che non si era mai espresso e cozzava contro
quella facciata dura e fredda. Il giorno successivo il
paziente lasciò l'ospedale, contro il parere del
cardiologo, per tornare al suo ufficio che «l'aspettava».
Sei mesi più tardi, fui sinceramente addolorato
di sapere da Ron che il giovane era morto per un secondo
infarto, questa volta senza nemmeno avere fatto in tempo
ad arrivare al pronto soccorso e senza essersi mai aperto
alla sua sensibilità. Il dispiacere era accresciuto
dalla consapevolezza di non averlo potuto aiutare. Allora,
né Ron né io eravamo al corrente dell' esistenza
di un modo molto semplice e molto efficace per aumentare
la possibilità di modificare il battito cardiaco
e farIo entrare in coerenza.
Le diverse tappe di questo metodo sono state sviluppate
e verificate dall'HearthMath Institute della California,
un centro interamente consacrato allo studio e all'applicazione
della coerenza cardiaca. Come nella tradizione dello yoga,
della meditazione e di tutte le tecniche di rilassamento,
la prima tappa dell' esercizio consiste nel concentrare
l'attenzione sull' interiorità. Bisogna innanzi
tutto astrarsi dal mondo circostante e accantonare per
qualche minuto le preoccupazioni, facendole aspettare
un poco, quanto basta al cuore e al cervello per ritrovare
il loro equilibrio e la loro intimità.
Il modo migliore per riuscire in questa
astrazione è cominciare con due respirazioni lente
e profonde, che stimolano il sistema parasimpatico e fanno
pendere la bilancia verso il «freno» psicologico.
Perché l'effetto di queste respirazioni sia massimo,
si deve accompagnare con attenzione il respiro fino al
termine della fase di espirazione, poi fare una pausa
di qualche secondo, finché l'inspirazione successiva
si avvierà spontaneamente. In effetti, occorre
lasciarsi portare dall' espirazione fino al punto in cui
questa si trasforma naturalmente in una specie di dolce
leggerezza (quando faccio questo esercizio mi torna sempre
in mente una frase molto diffusa negli anni Settanta:
«La rivoluzione è sulla punta del fucile».
In fatto di equilibrio del corpo, la «rivoluzione»,
cioè la pace interiore, è sulla punta dell'espirazione...).
Gli esercizi orientali di meditazione suggeriscono di
continuare questa pratica centrata sul respiro il più
a lungo possibile, mantenendo lo spirito libero. Per massimizzare
la coerenza cardiaca, invece, è opportuno soffermarsi
su questa stabilizzazione solo dodici-quindici secondi,
per poi riportare coscientemente l'attenzione sulla regione
cardiaca.
Per questa seconda tappa, vi aiuterà immaginare
di respirare attraverso il cuore (o, se non riuscite ancora
a sentire il vostro cuore, attraverso la regione centrale
del petto). Sempre continuando a respirare lentamente
e in profondità (ovviamente senza forzare), dovete
visualizzare - e sentire ogni inspirazione e ogni espirazione
mentre attraversano quest'organo così importante.
Immaginate che l'inspirazione, nel suo passaggio, apporti
l'ossigeno di cui quella parte del corpo ha tanto bisogno
e che l'espirazione le permetta di liberarsi di tutte
le scorie superflue, immaginate i movimenti lenti e dolci
dell' inspirazione e dell' espirazione che permettono
al cuore di lavarsi in questo bagno di aria pura, illuminante
e calmante.
Potete provare a vedere il vostro cuore come un bambino
che fluttua e si muove a piacere nell' acqua tiepida,
con il suo ritmo, senza costrizioni né obblighi;
come a quel bimbo che amate e che sta giocando, voi al
cuore non chiedete altro che di essere se stesso, nel
suo elemento naturale, e vi limitate a osservarlo mentre
si espande nel modo che gli è più congeniale,
senza smettere di apportargli aria dolce e tenera.
La terza tappa consiste nel collegarvi alla sensazione
di calore o di espansione che si sviluppa nel petto, accompagnandola
e incoraggiandola con il pensiero e con il respiro. All'inizio
questa sensazione è timida e si manifesta in modo
molto discreto. Dopo anni di maltrattamento emotivo, talvolta
il cuore è come un animale da lungo tempo in letargo
alle prese con i primi raggi del sole primaverile.
Intorpidito e confuso, apre
un occhio, poi l'altro, e si muove solo quando è
certo che il clima tiepido non è solo un fatto transitorio.
Un metodo efficace per incoraggiare questa sensazione consiste
nell' evocare direttamente un sentimento di gratitudine
e lasciare che invada il petto. Il cuore è particolarmente
sensibile alla gratitudine e a ogni sentimento d'amore,
che sia rivolto a un essere, a un oggetto o anche all'idea
di un universo benevolo. A molte persone basta visualizzare
il volto di un bambino che ama e che le ama, oppure l'immagine
di un animale che è loro caro.
Altri, invece, trovano più facile ricordare una scena
di pace in un ambiente naturale, altri ancora evocano un'azione
gioiosa, come una discesa sugli sci, un tiro perfetto a
golf, una virata a vela. Spesso durante questo esercizio
un sorriso sale alle labbra, come se fosse nato nel petto
e andasse a schiudersi sul viso: è un chiaro segnale
che la coerenza è stata raggiunta.
In uno studio pubblicato nell'American Journal of Cardiology,
i ricercatori dell'HearthMath lnstitute hanno dimostrato
che il semplice fatto di evocare un' emozione positiva,
grazie a un ricordo o anche a una situazione immaginata,
induce molto rapidamente la transizione della variabilità
cardiaca verso una fase di coerenza del ritmo del battito
cardiaco, che si ripercuote rapidamente sul cervello emotivo,
al quale segnala che nella fisiologia va tutto bene, portandogli
così stabilità. A sua volta, il cervello emotivo
risponde rafforzando la coerenza del battito. Questo va
e vieni produce un circolo virtuale che con un po' di allenamento
permette di mantenere lo stato di massima coerenza per mezz'ora
o anche più a lungo, stabilizzando il sistema nervoso
autonomo, 1'equilibrio simpatico-parasimpatico. Una volta
raggiunto questo stato, ci troviamo in una situazione ottimale
per fronteggiare tutte le eventualità, e possiamo
accedere simultaneamente alla saggezza del cervello emotivo
- l' dntuizione» - e alle funzioni di riflessione,
di ragionamento astratto e di pianificazione del cervello
cognitivo.
Più ci si esercita a utilizzare questa tecnica, più
diventa facile entrare in coerenza. Una volta farniliarizzati
con questa condizione interiore, si è per così
dire capaci di comunicare direttamente con il proprio cuore.
Come Celeste, che parlava alla fatina dentro il suo cuore,
noi possiamo farci domande tipo: «Nel fondo del mio
cuore, amo davvero questa persona?» e prestare attenzione
alla reazione del cuore. Se si prova un'altra ondata di
calore interiore e di benessere, ciò significa quanto
meno che il cuore desidera quella persona e vuole mantenere
il contatto.
Se invece il cuore sembra
ritrarsi un po', se la coerenza diminuisce, vuol dire che
il cuore preferisce evitarla e consacrare la sua energia
ad altro. Non necessariamente quella è la soluzione
migliore: dopo tutto, molte coppie attraversano momenti
di crisi durante i quali il cuore vorrebbe essere altrove,
almeno per un poco, prima di riconciliarsi e trovare una
felicitàduratura.
In ogni caso, è estremamente importante essere consapevoli
della preferenza del cuore a ogni passaggio della vita,
perché influenza molto il presente. In questo autentico
dialogo interiore, immagino il cuore come un ponte verso
il nostro «io viscerale», un interprete per
il cervello emotivo, improvvisamente aperto a una comunicazione
diretta. Sapere se il cervello emotivo spinge in una direzione
diversa da quella che si è scelta razionalmente è
essenziale. Se è il caso, bisogna sforzarsi di rassicurare
il cervello emotivo su altri piani, perché non si
arrivi a un conflitto con il cervello cognitivo, al sabotaggio
delle nostre capacità di riflessione e, infine, al
caos fisiologico e alla sua conseguenza estrema, la dispersione
cronica di energia.
Il programma (Freeze Framer) che misura la variabilità
del battito cardiaco permette di visualizzare l'influenza
dei pensieri sulla coerenza e sul caos. Quando
si focalizza 1'attenzione sul cuore e sul benessere interiore,
è possibile vedere il cambiamento di fase e 1'aumento
della coerenza sotto forma di onde regolari e dolci.
Per contro, se ci si lascia distrarre da pensieri negativi
o da preoccupazioni (la normale tendenza del cervello lasciato
a se stesso), in pochi secondi la coerenza diminuisce e
il caos prende il suo posto. Se ci si abbandona alla collera,
il caos aumenta in modo esplosivo e immediato, e il tracciato
sul monitor disegna un orizzonte montuoso e minaccioso.
Questo programma di biofeedback permette di visualizzare
istantaneamente il livello di coerenza, dunque di accelerare
l'apprendimento della tecnica.
Tuttavia, sono sempre esistite tecniche valide per raggiungere
gli stessi risultati, anche senza ricorrere alle tecnologie
modeme. Quando diedi una dimostrazione di questo metodo
a un amico la cui vita spirituale è molto intensa,
il computer dimostrò che stentava a superare il 35%
di coerenza ottimale. Allora lui mi domandò se, invece
di seguire le mie istruzioni, poteva semplicemente pregare
come faceva d'abitudine, perché così sentiva
nel petto un calore e un benessere che gli sembravano corrispondere
a quelli che gli descrivevo. lo acconsentii: in pochi secondi
il suo livello di coerenza salì all' 80%. Era evidente
che il mio amico aveva trovato da solo il modo di equilibrare
la propria fisiologia, immergendosi nel sentimento di appartenenza
a un universo onnipotente e benevolo.
Su altre persone, invece,
la preghiera non induce alcuno stato di coerenza, anzi,
talvolta provoca la condizione opposta. È qui che
il programma di biofeedback si rivela utile,
perché permette di calibrare per ogni individuo il
passaggio più efficace verso la coerenza della fisiologia,
soprattutto all'inizio. |
Figura
4. Il cuore facilita
il funzionamento del cervello. Secondo diversi studi
preliminari, la coerenza del ritmo cardiaco condiziona direttamente
le prestazioni del cervello. Sembra che le fasi di caos interferiscano
con la sincronizzazione delle funzioni cerebrali, mentre la
coerenza agevola la concatenazione delle operazioni del cervello.
Ciò si traduce in risposte più rapide e precise
e in migliori prestazioni sotto stress. (Grafico ispirato
da una presentazione di Rollin McCraty, direttore delle ricerche
dell'HeartMath Institute, LLC)
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I
benefici della coerenza cardiaca |
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Per convincersi che si può
facilmente imparare a controllare la propria fisiologia,
non c'è niente di più efficace che vedere
sul monitor di un computer il proprio cuore entrare in
coerenza. In seguito, quando si constata che molti pazienti
si liberano delle palpitazioni e degli attacchi di panico
o riescono a controllare 1'ansia se devono cambiare scuola
o parlare in pubblico, questa convinzione non può
che rafforzarsi. Nel mio caso, a persuadermi sono stati
gli studi sperimentali sull'utilità clinica di
questo metodo, sia in psichiatria sia in cardiologia.
All'Università di
Stanford, per esempio, il dottor Luskin ha ricevuto dal
National lnstitute of Health i fondi per insegnare la
tecnica della coerenza ad alcuni pazienti sofferenti di
grave insufficienza cardiaca. Come avviene quasi sempre
in questi casi, i sintomi fisici - senso di soffocamento,
fatica, edema - erano accompagnati da ansia e depressione.
Dopo sei settimane di trattamento, il gruppo che ha imparato
a padroneggiare la coerenza ha visto scendere considerevolmente
il livello di stress (-22%) e di depresSione (-34%) e
migliorare in maniera netta le condizioni fisiche. Al
contrario, in coloro che avevano seguito solo le terapie
tradizionali per l'insufficienza cardiaca tutti gli indicatori
mostravano un peggioramento.
A Londra la formazione alla coerenza
del ritmo cardiaco è stata avviata per circa seimila
dirigenti di grandi imprese, quali Shell, British Petroleum,
Hewlett Packard, Unilever e Hong Kong Shanghai Bank Corporation.
Negli Stati Uniti, presso l'HeartMath lnstitute, molte
migliaia di dirigenti hanno seguito un trattamento analogo,
fra cui quelli della Motorola e del governo dello Stato
della Califomia. I partecipanti hanno dimostrato di saper
combattere lo stress a tutti e tre i livelli: fisico,
emotivo e sociale.
Sul piano fisico, un mese dopo avere appreso la tecnica
della coerenza, la loro pressione arteriosa è scesa
e hanno perso venti di chili di peso, vale a dire il doppio
di quelli , che sarebbero riusciti a eliminare con una
dieta iposodica.
Un'altra ricerca suggerisce anche un netto miglioramento
dell'equilibrio ormonale: dopo un mese di pratica di questo
metodo di trenta minuti al giorno per cinque giorni la
settimana, il tasso di DHEA, l'ormone «della giovinezza»,5
èaumentato del 100%. Contemporaneamente, nei soggetti
presi in esame si è abbassato del 23 % 6 il cortisolo,
l'ormone dello stress per eccellenza, associato ai rialzi
di pressione, all'invecchiamento della pelle, all'acne
e alla perdita di memoria e concentrazione. Nelle donne
si è riscontrato anche una notevole diminuzione
dei sintomi della sindrome premestruale: meno irritabilità,
depressione e stanchezza.
Cambiamenti di questo tipo riflettono un
profondo riequilibrio della fisiologia del corpo, tanto
più impressionante se si pensa che è stato
ottenuto senza apporto esterno di farmaci o di ormoni
di sintesi.
Anche il sistema immunitario beneficia
della pratica della coerenza cardiaca.
Le immunoglobuline A (IgA) sono la prima barriera difensiva
dell'organismo contro gli agenti infettivi (virus, batteri,
funghi) e si rinnovano in continuazione sulla superficie
delle mucose di naso, gola, bronchi, intestino e vagina,
cioè là dove le infezioni sono una minaccia
costante. Nel corso di uno studio, si è chiesto
ad alcuni volontari di evocare una situazione che aveva
scatenato la loro collera: il semplice ricordo ha indotto
uno stato di caos di vari minuti nel ritmo cardiaco, a
seguito del quale la secrezione di IgA è scesa
in media per sei ore. Nell'ambito dello stesso esperimento,
invece, un ricordo positivo ha provocato parecchi minuti
di coerenza, che si sono accompagnati a un aumento della
produzione di IgA nelle sei ore successive.
In un' altra ricerca, pubblicata nel New England Journal
of Medicine, alcuni ricercatori di Pittsburgh hanno dimostrato
che il livello di stress cui è sottoposto un soggetto
predice direttamente quante probabilità quell'individuo
abbia di contrarre un raffreddore. Questo fenomeno potrebbe
benissimo essere indotto dall' effetto delle emozioni
negative sul sistema cuore-cervello e sulla secrezione
di IgA. Ogni volta che abbiamo una discussione sgradevole
in ufficio, o a casa, o anche per strada, la nostra prima
linea difensiva contro le aggressioni esterne abbassa
la guardia per sei ore! A quanto pare, ciò non
accade se sappiamo mantenere la coerenza.
Gli studi effettuati nelle aziende dimostrano che l'effetto
della coerenza sulla fisiologia è direttamente
riflesso dalla diminuzione dei sintomi abituali di stress:
il numero dei dirigenti che lamentava palpitazioni cardiache
«spesso o quasi sempre» è passato dal
47% (1) al 30% in sei settimane e al 25% in tre mesi.
Per la tensione nel corpo si è scesi dal 41 % al
15%, poi al 6%; per l'insonnia dal 34% al 6%; per la sensazione
di sfinimento dal 50% al 12%; per dolori di vario genere,
compreso il mal di schiena, dal 30% al 6%. All'inizio
molti partecipanti sostenevano che l'affaticamento intellettuale
fosse «normale» per il loro tipo di lavoro,
proprio come quello fisico era ritenuto inevitabile nelle
miniere e nelle fabbriche prima della rivoluzione industriale.
Dopo avere imparato a gestire le risposte fisiologiche
alle pressanti richieste professionali, oggi quelle stesse
persone dicono di riuscire finalmente a evitare la continua
dispersione di energia.
Sul piano psicologico, le statistiche sono altrettanto
impressionanti: la percentuale degli «ansiosi la
maggior parte del tempo» nelle grandi imprese passa
dal 33% (uno su tre!) al 5%, quella degli «scontenti»
dal 30% al 9%, quella dei «risentiti» dal
20% all'8%.
Tutti i soggetti affermano
di avere acquisito una nuova capacità di gestire
le emozioni: secondo loro la pratica della coerenza fa riconoscere
che i momenti di collera e negatività non apportano
niente di buono e che senza questi problemi le giornate
al lavoro sono molto più piacevoli.
Charles, di cui abbiamo raccontato la storia nel capitolo
precedente, si riconosce in queste statistiche. Eppure,
nel suo caso la transizione è avvenuta lentamente.
Quando ripensa come si prendeva tutto a cuore con tormento,
prima di allenarsi alla coerenza, non capisce come abbia
potuto resistere così a lungo.
Si ricorda lo stato in cui lo lasciavano per ore i rimproveri
del principale, l'incapacità di liberarsi di quell'
ossessione anche a casa, il girarsi e rigirarsi nel letto
di notte senza trovare sonno, anche per settimane intere.
Adesso, invece, si sente in pace, in grado di lasciare che
le lavate di capo gli passino sopra senza lasciare tracce.
Dopo tutto, si dice ora Charles, il capo si comporta in
quel modo con tutti, non solo con lui. È un problema
del presidente, non certo suo. Finalmente ha imparato a
calmare la sua fisiologia, a impedirle di imballarsi. E
il suo medico si è stupito di quanto gli sia scesa
la pressione e gli ha domandato se per caso ha iniziato
una dieta particolare.
Per quanto riguarda i rapporti interpersonali, i gruppi
che hanno imparato a controllare le loro risposte interiori
lavorano in un clima più armonioso. Nelle aziende
inglesi che hanno partecipato allo studio, a sei settimane
e poi ancora a sei mesi dall' allenamento alla coerenza,
i dirigenti hanno dichiarato di essere più lucidi,
di prestarsi reciprocamente più ascolto e di tenere
riunioni decisamente piùproduttive. In un grande
ospedale alla periferia di Chicago dove le infermiere hanno
seguito una formazione alla coerenza, la loro gratificazione
professionale è decisamente aumentata e, nello stesso
tempo, i pazienti hanno riconosciuto che l'assistenza è
molto migliorata. Un anno dopo il corso, la percentuale
di abbandoni tra le infermiere è scesa dal 20% al
4%.
Infine, uno studio condotto su liceali ripetenti dopo avere
fallito l'esame di maturità ha provato che una gestione
efficace dello stato interiore può cambiare le prestazioni
in situazioni di stress. Dopo una formazione alla coerenza
di due ore la settimana per due mesi, il 64% dei partecipanti
ha superato la prova di matematica, contro il 42% degli
studenti che non avevano beneficiato di quell'allenamento.
Certo, è evidente che la coerenza non modifica le
conoscenze matematiche, ma permette di sfruttare al meglio
quelle che si possiedono. |
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La coerenza cardiaca |
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…..Anche
se induce la calma interiore, la coerenza cardiaca non è
un metodo di rilassamento, ma di azione. In coerenza cardiaca
si può entrare in ogni momento della giornata e in
ogni situazione, sia quando si hanno 120 pulsazioni al minuto,
sia quando se ne hanno solo 55.
Questo, in fondo, è l'obiettivo: essere sempre in
coerenza, nell'eccitazione della corsa o della lotta, ma
anche di fronte al dolore della sconfitta e addirittura
durante l'estasi amorosa. Per controllare e massimizzare
il piacere, i trattati orientali sulla sessualità
insistono sull'importanza di aprire la porta energetica
del cuore tramite la concentrazione; senza dubbio i maestri
tantrici e taoisti avevano compreso molto prima dell'avvento
dei programmi informatici l'effetto della coerenza cardiaca
sul rapporto sessuale.
I risultati ottenuti dagli uomini e dalle donne che hanno
scoperto la coerenza cardiaca e la praticano regolarmente
sono quasi troppo belli per essere credibili: controllo
dell'ansia e della depressione, abbassamento della pressione
arteriosa, aumento del tasso di DHEA, stimolazione del sistema
immunitario.
Non si tratta solo di un rallentamento del ritmo cardiaco,
ma di un vero ringiovanimento fisiologico! Tuttavia, l'ampiezza
dei risultati dipende dall'ampiezza dei danni fisici e psicologici
legati allo stress: se quest'ultimo può fare tanto
male, mi sorprende solo a metà che saperlo padroneggiare
dall'interno possa fare tanto bene.
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Estratto dal libro :
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GUARIRE
Una nuova strada per curare lo stress,
l’ansia e la depressione senza farmaci né psicanalisi
Autore: David
Servan Schreiber
(medico psichiatra)
Sperling & Kupfer Editori
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