Freedman ed i suoi colleghi (Freedman ed altri 1970,
1981, 1985) hanno fatto una serie di studi che indicano
che le persone con la sindrome di Raynaud potrebbero imparare
a scaldare le loro mani, a mantenerle alle temperature
quasi normali per anni ed a mantenerle calde contro gli
stress da raffreddamento. I loro studi di aggiornamento
di lunga durata hanno indicato che le persone potrebbero
aiutare se stesse ad evitare gli attacchi vasospastici
(e così i sintomi di Raynaud ) per degli anni.
Molto in breve, studi relativamente non controllati sembrano
confermare l’aspetto razionale sottostante al trattamento
di biofeedback per la malattia di Raynaud. Peterson e
Vorhies (1983) hanno studiato dei pazienti del Raynaud
addestrati al biofeedback termico, osservando la velocità
di ritorno di temperatura della mano ai valori di partenza
dopo l'immersione della mano in acqua ghiacciata, che
era sei - sette volte più elevata dopo l’addestramento
del biofeedback (6 minuti in media dopo l'addestramento
contro 40 minuti prima). Jobe, Sampson, Roberts e Kelly
(1986) hanno confrontato le risposte di temperatura della
mano al raffreddamento di tutto il corpo prima e dopo
l'addestramento classico o standard del biofeedback ed
hanno trovato che entrambi i metodi erano efficaci. Quando
Guglielmi, Roberts e Patterson (1982) hanno paragonato
il biofeedback termico al biofeedback EMG ed ai controlli,
con una procedura a doppio cieco, tutti e tre i gruppi
hanno avuti miglioramenti comparabili, suggerendo un ruolo
di fattori non specifici. Keefe, Surwit e Pilon (1980)
hanno trovato risultati simili, in cui altri metodi di
controllo del comportamento hanno funzionato allo stesso
modo del biofeedback termico. Tuttavia, Freedman ed altri
(1988) hanno paragonato il semplice biofeedback termico
al “training autogeno” ed hanno trovato più efficace
il primo.
Il più grande studio fino ad oggi del Raynaud confronta
l’uso del bloccante del canale-calcio (nifedipina) con
il biofeedback termico, il biofeedback EMG ed un placebo
(Studio del trattamento del Raynaud, 2000). In questo
studio su 313 soggetti con la malattia primaria di Raynaud,
la nifedipina è sembrata essere l'agente superiore
per la riduzione dei sintomi. I soggetti con l'addestramento
al biofeedback termico ad un livello sufficiente di abilità,
comunque, (Middaugh ed altri, 2001) hanno attenuato i
risultati finali.