"Sua Santità il Dalai
Lama ringrazia per avergli fatto dono di un videogioco
che insegna la via per la compassione. Egli è molto
felice di sapere che anche la moderna tecnologia può
prestarsi a questo scopo". Firmato: Tenzin Geyche
Tethong, segretario di Sua Santità il Dalai Lama.
Non era mai accaduto che un videogame avesse la benedizione
di un'autorità religiosa. E' successo a "The
Journey to Wild Divine", il primo dove per
vincere non bisogna far strage di cattivi, nè gettarsi
sul pericolo a tutta velocità, ma servono abilità
di yoga e meditazione. E chi ne è sprovvisto fa
sempre in tempo ad imparare.
Ideato con la collaborazione
di Deepak
Chopra, il medico di origine indiana amato
dai vip. Il gioco ripropone una versione virtuale del
biofeedback la tecnica di rilassamento che mira al controllo
delle emozioni dannose, attraverso la consapevolezza delle
funzioni vitali (a cominciare dalla pressione sanguigna).
La differenza è che, se in un esperimento classico
di biofeedback, il paziente impara a controllarsi per
far cessare un fastidioso segnale d'allarme, in Wild Divine
deve farlo per andare avanti nella partita. A rendergli
impossibile barare ci pensa un sensore collegato alle
dita della mano che monitora le sue reazioni fisiologiche
per tutta la durata del gioco.
Il gioco si snoda
in 10 livelli tra templi, palazzi e torri da esplorare.
Anche se gli sviluppatori preferiscono parlare di "eventi
energetici", il percorso è simile a quello
di altri videogame: per passare da un livello all'altro
bisogna raccogliere oggetti, superare un dato numero di
ostacoli e ogni tanto risolvere un enigma cruciale. A
farne un prodotto sui generis sono le regole. Muoversi
tra gli "incantevoli paesaggi mistici"
significa usare la forza della mente. In parole povere,
se c'è una porta, andrà aperta modulando
il ritmo del proprio respiro. Così gli oggetti
che s'incontrano sulla via: a battito cardiaco accellerato,
sintomo di scarso rilassamento, sarà difficile
afferrarli. Lo stress impedirà anche alle guide
spirituali di manifestarsi. E senza il loro intervento
è inutile pensare di riuscire nell'impresa.